Tag: Estate
E-state (anche Cit.)
stiamo costruendo una generazione di futuri nonni tatuati. fra 20-30anni le spiagge ne saranno gremite, uno per ogni secchiello. bisogna vivere il presente giusto, nessuna rinuncia. solo non ce li vedo. i nonni nel nostro immaginario sono rugosi, sorridenti, fermi seppur tremuli e con le forme tipiche di chi la vita l’ha già assaporata. sfoggeranno per lo più informi e scolorite macchie sparse e senza nemmeno un passato galeotto a giustificarle. certo bisognerà sostituire i racconti del dopoguerra dei nostri e anche la storia di un tatuaggio può rapire e insegnare (in fondo comunque noi non siamo stati tanto capaci di star lontano dalle guerre nonostante tutto). dal canto mio nutro il rammarico di una mancata Pantera Rosa adagiata melliflua sull’anca… forse va bene così. (ma magari domani me lo faccio e se avrò la fortuna di avere un nipote con cui giocare a carte e che di tanto in tanto mi salterà sulla pancia seguendo il profilo del tattoo con le dita paffute, spero l’amerà quanto l’ho amata io)
Tag: Mammyx
E-state (anche Cit.)
stiamo costruendo una generazione di futuri nonni tatuati. fra 20-30anni le spiagge ne saranno gremite, uno per ogni secchiello. bisogna vivere il presente giusto, nessuna rinuncia. solo non ce li vedo. i nonni nel nostro immaginario sono rugosi, sorridenti, fermi seppur tremuli e con le forme tipiche di chi la vita l’ha già assaporata. sfoggeranno per lo più informi e scolorite macchie sparse e senza nemmeno un passato galeotto a giustificarle. certo bisognerà sostituire i racconti del dopoguerra dei nostri e anche la storia di un tatuaggio può rapire e insegnare (in fondo comunque noi non siamo stati tanto capaci di star lontano dalle guerre nonostante tutto). dal canto mio nutro il rammarico di una mancata Pantera Rosa adagiata melliflua sull’anca… forse va bene così. (ma magari domani me lo faccio e se avrò la fortuna di avere un nipote con cui giocare a carte e che di tanto in tanto mi salterà sulla pancia seguendo il profilo del tattoo con le dita paffute, spero l’amerà quanto l’ho amata io)
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Uomo Perso
Mi fronteggiano sfidanti e decisi, aspettano. E’ un problema perché non vedo la provocazione e sono donna, spezzo la catena solidale. Unica al tavolo con quattro uomini, mediamente grandi ma non finiti, apprendo della teoria dell’uomo zerbino, colui che non sa dirle di no. E sorrido.
Sono minuti di grandi pacche sulle spalle e intese maschie, li osservo e penso che alla fine non siamo così distanti come spesso ci piace credere e talvolta sperare. L’uomo soffre per amore, dopo. Per essere stato debole, per essere stato vulnerabile e giura che mai più si ripeterà e così passa il resto della vita ad applicare l’insindacabile strategia, di chi ci è già passato, a suo dire indissolubile e vincente, fatta di pochi e solidi princìpi chiave: non chiedere e rispondere di no a qualunque altra donna e a prescindere, al massimo in alcuni casi, più fortunati ma di profonda turba psicofisica, concedere un forse.
Tag: Nipoti
E-state (anche Cit.)
stiamo costruendo una generazione di futuri nonni tatuati. fra 20-30anni le spiagge ne saranno gremite, uno per ogni secchiello. bisogna vivere il presente giusto, nessuna rinuncia. solo non ce li vedo. i nonni nel nostro immaginario sono rugosi, sorridenti, fermi seppur tremuli e con le forme tipiche di chi la vita l’ha già assaporata. sfoggeranno per lo più informi e scolorite macchie sparse e senza nemmeno un passato galeotto a giustificarle. certo bisognerà sostituire i racconti del dopoguerra dei nostri e anche la storia di un tatuaggio può rapire e insegnare (in fondo comunque noi non siamo stati tanto capaci di star lontano dalle guerre nonostante tutto). dal canto mio nutro il rammarico di una mancata Pantera Rosa adagiata melliflua sull’anca… forse va bene così. (ma magari domani me lo faccio e se avrò la fortuna di avere un nipote con cui giocare a carte e che di tanto in tanto mi salterà sulla pancia seguendo il profilo del tattoo con le dita paffute, spero l’amerà quanto l’ho amata io)
Tag: Nonni
E-state (anche Cit.)
stiamo costruendo una generazione di futuri nonni tatuati. fra 20-30anni le spiagge ne saranno gremite, uno per ogni secchiello. bisogna vivere il presente giusto, nessuna rinuncia. solo non ce li vedo. i nonni nel nostro immaginario sono rugosi, sorridenti, fermi seppur tremuli e con le forme tipiche di chi la vita l’ha già assaporata. sfoggeranno per lo più informi e scolorite macchie sparse e senza nemmeno un passato galeotto a giustificarle. certo bisognerà sostituire i racconti del dopoguerra dei nostri e anche la storia di un tatuaggio può rapire e insegnare (in fondo comunque noi non siamo stati tanto capaci di star lontano dalle guerre nonostante tutto). dal canto mio nutro il rammarico di una mancata Pantera Rosa adagiata melliflua sull’anca… forse va bene così. (ma magari domani me lo faccio e se avrò la fortuna di avere un nipote con cui giocare a carte e che di tanto in tanto mi salterà sulla pancia seguendo il profilo del tattoo con le dita paffute, spero l’amerà quanto l’ho amata io)
Tag: Panterarosa
E-state (anche Cit.)
stiamo costruendo una generazione di futuri nonni tatuati. fra 20-30anni le spiagge ne saranno gremite, uno per ogni secchiello. bisogna vivere il presente giusto, nessuna rinuncia. solo non ce li vedo. i nonni nel nostro immaginario sono rugosi, sorridenti, fermi seppur tremuli e con le forme tipiche di chi la vita l’ha già assaporata. sfoggeranno per lo più informi e scolorite macchie sparse e senza nemmeno un passato galeotto a giustificarle. certo bisognerà sostituire i racconti del dopoguerra dei nostri e anche la storia di un tatuaggio può rapire e insegnare (in fondo comunque noi non siamo stati tanto capaci di star lontano dalle guerre nonostante tutto). dal canto mio nutro il rammarico di una mancata Pantera Rosa adagiata melliflua sull’anca… forse va bene così. (ma magari domani me lo faccio e se avrò la fortuna di avere un nipote con cui giocare a carte e che di tanto in tanto mi salterà sulla pancia seguendo il profilo del tattoo con le dita paffute, spero l’amerà quanto l’ho amata io)
Tag: Rughe
E-state (anche Cit.)
stiamo costruendo una generazione di futuri nonni tatuati. fra 20-30anni le spiagge ne saranno gremite, uno per ogni secchiello. bisogna vivere il presente giusto, nessuna rinuncia. solo non ce li vedo. i nonni nel nostro immaginario sono rugosi, sorridenti, fermi seppur tremuli e con le forme tipiche di chi la vita l’ha già assaporata. sfoggeranno per lo più informi e scolorite macchie sparse e senza nemmeno un passato galeotto a giustificarle. certo bisognerà sostituire i racconti del dopoguerra dei nostri e anche la storia di un tatuaggio può rapire e insegnare (in fondo comunque noi non siamo stati tanto capaci di star lontano dalle guerre nonostante tutto). dal canto mio nutro il rammarico di una mancata Pantera Rosa adagiata melliflua sull’anca… forse va bene così. (ma magari domani me lo faccio e se avrò la fortuna di avere un nipote con cui giocare a carte e che di tanto in tanto mi salterà sulla pancia seguendo il profilo del tattoo con le dita paffute, spero l’amerà quanto l’ho amata io)
Tag: Tatuaggi
E-state (anche Cit.)
stiamo costruendo una generazione di futuri nonni tatuati. fra 20-30anni le spiagge ne saranno gremite, uno per ogni secchiello. bisogna vivere il presente giusto, nessuna rinuncia. solo non ce li vedo. i nonni nel nostro immaginario sono rugosi, sorridenti, fermi seppur tremuli e con le forme tipiche di chi la vita l’ha già assaporata. sfoggeranno per lo più informi e scolorite macchie sparse e senza nemmeno un passato galeotto a giustificarle. certo bisognerà sostituire i racconti del dopoguerra dei nostri e anche la storia di un tatuaggio può rapire e insegnare (in fondo comunque noi non siamo stati tanto capaci di star lontano dalle guerre nonostante tutto). dal canto mio nutro il rammarico di una mancata Pantera Rosa adagiata melliflua sull’anca… forse va bene così. (ma magari domani me lo faccio e se avrò la fortuna di avere un nipote con cui giocare a carte e che di tanto in tanto mi salterà sulla pancia seguendo il profilo del tattoo con le dita paffute, spero l’amerà quanto l’ho amata io)
Tag: Fatima
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Adolescenza
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Carnevale
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Genitore
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Halloween
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Hanselgretel
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Hulko
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Pigiamaparty
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Tag: Teenager
Evoluzione Della Specie
Lo hai accudito e sfamato, hai fatto in modo che seguisse le tue orme e poi tu hai rincorso lui, mentre gli insegnavi ad andare in bicicletta. Per anni lo hai accompagnato su e giù per le trombe delle scale, in giro per tutto il quartiere festeggiando Halloween, perdendolo spesso di vista e ritrovandoti a sperare non si ripetesse Hansel e Gretel in chiave moderna. Hai speso interi pomeriggi al parco monitorandolo fra mille schegge impazzite all’interno di torrette e rari scivoli milanesi. Feste di compleanno su feste di compleanno, ogni volta esplorando nuovi mari, approdando a nove anni al pigiama party, tradottosi per te in una notte infinita di veglia sulla giovane camerata. Fino a quando un giorno, approfittando di un tuo attimo di distrazione, dettata forse dalla troppa confidenza, te lo hanno sostituito con un figlio adolescente. Lo guardi. Lui ti guarda. Lo scruti. Lui ti fissa non propriamente interessato. Accenni un debole sorriso e lui risponde: “Bella.” Un giro di giostra vorticoso, adrenalina alle stelle, qualche sporadico momento di nausea, poi di nuovo il sorriso, la testa che gira, il desiderio di scendere ma al tempo stesso la paura che finisca davvero. Una montagna di calzini appallottolati sotto il letto. Devi scegliere a quale delle ultime domande fatte abbinare l’unico monosillabo ricevuto in risposta. Rinvieni cereali sul pavimento del bagno. Cerchi di leggergli il pensiero e rinunci sfinita. Ripercorri mentalmente tutti i contatti avuti in questa vita con l’altro genere per ca(r)pirne i segreti ma sei consapevole che con ogni probabilità faresti prima con quello di Fatima. E alla fine accetti di ridisegnarti il costume da genitore per il carnevale della vita.
Farcry4 e i suoi adepti
Il neo adolescente ha convocato un paio di amici per una sessione di PlayStation con cena annessa. Al grido di “No, che hai combinato hai fatto cadere la bottiglia!?” mi giro, giusto in tempo per veder colare l’ultimo rivolo d’acqua lungo la gamba del tavolo. Vado in loro soccorso armata di una spugna da cucina, credo tocchi ancora all’adulto occuparsene, “Dai andate a prendere qualcosa per asciugare”, spariscono per riapparire dopo poco in processione come i re Magi, portando doni fra le mani. Mio figlio un asciugamano per la doccia, il secondo un rotolo di panni per raccogliere la polvere e l’ultimo a mani vuote come non avesse fatto in tempo a procurarsi alcunché se non lo sguardo attonito per essere stato tradito dalla fisica. Guardo loro e poi la pozza ai miei piedi e scoppio a ridere, “Siete proprio maschi ma uno straccio era troppo semplice?” Li voglio ringraziare per avermi ricordato che ci sono sempre molte soluzioni e nessuna migliore dell’altra, certo più convenzionale e per questo più noiosa. E per avermi offerto la possibilità di confrontarmi con le loro menti fresche, ancora libere da vizi, limiti e abitudini. Sarò una brava discepola.
Tag: Amici
Farcry4 e i suoi adepti
Il neo adolescente ha convocato un paio di amici per una sessione di PlayStation con cena annessa. Al grido di “No, che hai combinato hai fatto cadere la bottiglia!?” mi giro, giusto in tempo per veder colare l’ultimo rivolo d’acqua lungo la gamba del tavolo. Vado in loro soccorso armata di una spugna da cucina, credo tocchi ancora all’adulto occuparsene, “Dai andate a prendere qualcosa per asciugare”, spariscono per riapparire dopo poco in processione come i re Magi, portando doni fra le mani. Mio figlio un asciugamano per la doccia, il secondo un rotolo di panni per raccogliere la polvere e l’ultimo a mani vuote come non avesse fatto in tempo a procurarsi alcunché se non lo sguardo attonito per essere stato tradito dalla fisica. Guardo loro e poi la pozza ai miei piedi e scoppio a ridere, “Siete proprio maschi ma uno straccio era troppo semplice?” Li voglio ringraziare per avermi ricordato che ci sono sempre molte soluzioni e nessuna migliore dell’altra, certo più convenzionale e per questo più noiosa. E per avermi offerto la possibilità di confrontarmi con le loro menti fresche, ancora libere da vizi, limiti e abitudini. Sarò una brava discepola.
Tag: Farcry4
Farcry4 e i suoi adepti
Il neo adolescente ha convocato un paio di amici per una sessione di PlayStation con cena annessa. Al grido di “No, che hai combinato hai fatto cadere la bottiglia!?” mi giro, giusto in tempo per veder colare l’ultimo rivolo d’acqua lungo la gamba del tavolo. Vado in loro soccorso armata di una spugna da cucina, credo tocchi ancora all’adulto occuparsene, “Dai andate a prendere qualcosa per asciugare”, spariscono per riapparire dopo poco in processione come i re Magi, portando doni fra le mani. Mio figlio un asciugamano per la doccia, il secondo un rotolo di panni per raccogliere la polvere e l’ultimo a mani vuote come non avesse fatto in tempo a procurarsi alcunché se non lo sguardo attonito per essere stato tradito dalla fisica. Guardo loro e poi la pozza ai miei piedi e scoppio a ridere, “Siete proprio maschi ma uno straccio era troppo semplice?” Li voglio ringraziare per avermi ricordato che ci sono sempre molte soluzioni e nessuna migliore dell’altra, certo più convenzionale e per questo più noiosa. E per avermi offerto la possibilità di confrontarmi con le loro menti fresche, ancora libere da vizi, limiti e abitudini. Sarò una brava discepola.
Tag: Friends
Farcry4 e i suoi adepti
Il neo adolescente ha convocato un paio di amici per una sessione di PlayStation con cena annessa. Al grido di “No, che hai combinato hai fatto cadere la bottiglia!?” mi giro, giusto in tempo per veder colare l’ultimo rivolo d’acqua lungo la gamba del tavolo. Vado in loro soccorso armata di una spugna da cucina, credo tocchi ancora all’adulto occuparsene, “Dai andate a prendere qualcosa per asciugare”, spariscono per riapparire dopo poco in processione come i re Magi, portando doni fra le mani. Mio figlio un asciugamano per la doccia, il secondo un rotolo di panni per raccogliere la polvere e l’ultimo a mani vuote come non avesse fatto in tempo a procurarsi alcunché se non lo sguardo attonito per essere stato tradito dalla fisica. Guardo loro e poi la pozza ai miei piedi e scoppio a ridere, “Siete proprio maschi ma uno straccio era troppo semplice?” Li voglio ringraziare per avermi ricordato che ci sono sempre molte soluzioni e nessuna migliore dell’altra, certo più convenzionale e per questo più noiosa. E per avermi offerto la possibilità di confrontarmi con le loro menti fresche, ancora libere da vizi, limiti e abitudini. Sarò una brava discepola.
Tag: Piccoli Uomini
Farcry4 e i suoi adepti
Il neo adolescente ha convocato un paio di amici per una sessione di PlayStation con cena annessa. Al grido di “No, che hai combinato hai fatto cadere la bottiglia!?” mi giro, giusto in tempo per veder colare l’ultimo rivolo d’acqua lungo la gamba del tavolo. Vado in loro soccorso armata di una spugna da cucina, credo tocchi ancora all’adulto occuparsene, “Dai andate a prendere qualcosa per asciugare”, spariscono per riapparire dopo poco in processione come i re Magi, portando doni fra le mani. Mio figlio un asciugamano per la doccia, il secondo un rotolo di panni per raccogliere la polvere e l’ultimo a mani vuote come non avesse fatto in tempo a procurarsi alcunché se non lo sguardo attonito per essere stato tradito dalla fisica. Guardo loro e poi la pozza ai miei piedi e scoppio a ridere, “Siete proprio maschi ma uno straccio era troppo semplice?” Li voglio ringraziare per avermi ricordato che ci sono sempre molte soluzioni e nessuna migliore dell’altra, certo più convenzionale e per questo più noiosa. E per avermi offerto la possibilità di confrontarmi con le loro menti fresche, ancora libere da vizi, limiti e abitudini. Sarò una brava discepola.
Tag: Playstation
Farcry4 e i suoi adepti
Il neo adolescente ha convocato un paio di amici per una sessione di PlayStation con cena annessa. Al grido di “No, che hai combinato hai fatto cadere la bottiglia!?” mi giro, giusto in tempo per veder colare l’ultimo rivolo d’acqua lungo la gamba del tavolo. Vado in loro soccorso armata di una spugna da cucina, credo tocchi ancora all’adulto occuparsene, “Dai andate a prendere qualcosa per asciugare”, spariscono per riapparire dopo poco in processione come i re Magi, portando doni fra le mani. Mio figlio un asciugamano per la doccia, il secondo un rotolo di panni per raccogliere la polvere e l’ultimo a mani vuote come non avesse fatto in tempo a procurarsi alcunché se non lo sguardo attonito per essere stato tradito dalla fisica. Guardo loro e poi la pozza ai miei piedi e scoppio a ridere, “Siete proprio maschi ma uno straccio era troppo semplice?” Li voglio ringraziare per avermi ricordato che ci sono sempre molte soluzioni e nessuna migliore dell’altra, certo più convenzionale e per questo più noiosa. E per avermi offerto la possibilità di confrontarmi con le loro menti fresche, ancora libere da vizi, limiti e abitudini. Sarò una brava discepola.
Tag: C'est La Vie
Uomo Perso
Mi fronteggiano sfidanti e decisi, aspettano. E’ un problema perché non vedo la provocazione e sono donna, spezzo la catena solidale. Unica al tavolo con quattro uomini, mediamente grandi ma non finiti, apprendo della teoria dell’uomo zerbino, colui che non sa dirle di no. E sorrido.
Sono minuti di grandi pacche sulle spalle e intese maschie, li osservo e penso che alla fine non siamo così distanti come spesso ci piace credere e talvolta sperare. L’uomo soffre per amore, dopo. Per essere stato debole, per essere stato vulnerabile e giura che mai più si ripeterà e così passa il resto della vita ad applicare l’insindacabile strategia, di chi ci è già passato, a suo dire indissolubile e vincente, fatta di pochi e solidi princìpi chiave: non chiedere e rispondere di no a qualunque altra donna e a prescindere, al massimo in alcuni casi, più fortunati ma di profonda turba psicofisica, concedere un forse.
Tag: Uomo Perso
Uomo Perso
Mi fronteggiano sfidanti e decisi, aspettano. E’ un problema perché non vedo la provocazione e sono donna, spezzo la catena solidale. Unica al tavolo con quattro uomini, mediamente grandi ma non finiti, apprendo della teoria dell’uomo zerbino, colui che non sa dirle di no. E sorrido.
Sono minuti di grandi pacche sulle spalle e intese maschie, li osservo e penso che alla fine non siamo così distanti come spesso ci piace credere e talvolta sperare. L’uomo soffre per amore, dopo. Per essere stato debole, per essere stato vulnerabile e giura che mai più si ripeterà e così passa il resto della vita ad applicare l’insindacabile strategia, di chi ci è già passato, a suo dire indissolubile e vincente, fatta di pochi e solidi princìpi chiave: non chiedere e rispondere di no a qualunque altra donna e a prescindere, al massimo in alcuni casi, più fortunati ma di profonda turba psicofisica, concedere un forse.
Tag: Uomo Zerbino
Uomo Perso
Mi fronteggiano sfidanti e decisi, aspettano. E’ un problema perché non vedo la provocazione e sono donna, spezzo la catena solidale. Unica al tavolo con quattro uomini, mediamente grandi ma non finiti, apprendo della teoria dell’uomo zerbino, colui che non sa dirle di no. E sorrido.
Sono minuti di grandi pacche sulle spalle e intese maschie, li osservo e penso che alla fine non siamo così distanti come spesso ci piace credere e talvolta sperare. L’uomo soffre per amore, dopo. Per essere stato debole, per essere stato vulnerabile e giura che mai più si ripeterà e così passa il resto della vita ad applicare l’insindacabile strategia, di chi ci è già passato, a suo dire indissolubile e vincente, fatta di pochi e solidi princìpi chiave: non chiedere e rispondere di no a qualunque altra donna e a prescindere, al massimo in alcuni casi, più fortunati ma di profonda turba psicofisica, concedere un forse.
Tag: Bimbibelli
Cattivi si nasce. E io modestamente non lo nacqui.
Lo riconosco sono un po’ abitudinaria e per nulla avventurosa, così tutte le sere rientrando dal lavoro faccio la stessa strada e tutte le sere penso “se trovo parcheggio, mi fermo a fare la foto a quel balcone”, “a guardare meglio quei sandali sbirciati in vetrina stamattina"o “a comprare qualche dolcetto in quella pasticceria”. Poco cambia perché tanto di parcheggio a Milano non ce ne è, rassegnamoci. Con grande meraviglia stasera sulla fatidica via del ritorno poco oltre il negozio di interesse trovo parcheggio, blu, regolamentare, io sono di quelli ligi si è capito, faccio solo ciò che è permesso (a parte il contromano del giorno della Vigilia ma quella è un’altra storia). Chiudo e mi incammino verso lo shopping mirato quasi ossessivo del devo-avere-quella-maglietta. Al ritorno mi trovo ‘chiusa’ fra la macchina dietro e un’altra davanti lasciata impunemente di traverso sul passo carraio. Mentre cominciano a gonfiarmisi i capelli controllo che effettivamente io non abbia un varco fra le due per rimettermi in marcia. Inizia così il mio strombazzare inelegante e disarmonico, quando non lo si ha nelle corde infatti non esce per nulla bene. Non ho dovuto aspettare poi molto, al terzo o quarto giro strozzato di clacson si è aperto un portone della milano-bene ed è uscita trafelata una donna, viso gentile, curata senza sfarzo, mi raggiunge veloce, dietro di lei sgambetta una bimba 3-4 anni, cappottino blu, caschetto castano, mollettina sul lato che abbraccia un uovo di pasqua e a chiudere la fila un’arzilla signora della milano-bene giacca rosso corallo, rossetto e tinta dei capelli in pendant. Arrivano all’altezza del mio finestrino, lei si profonde in scuse “Mi sono fermata solo un attimo mi creda per un saluto, lo sapevo che dava fastidio ma la piccola doveva ritirare l’uovo dalla zia…“la interrompo vedendola arrivare “Non mi posso arrabbiare perché c’è una bimba”, nel frattempo si avvicina anche lei attratta forse dai toni e dalla situazione, siamo alla stessa altezza e sempre stringendo il suo uovo, pallida mi guarda. Mi sento un mostro e cercando di far rientrare la tragedia ed evitarle incubi notturni le parlo, “Mi dispiace se ti ho fatto premura ma è colpa di questa città sai? non c’è mai parcheggio neanche per andare a ritirare l’uovo di pasqua, e la tua mamma ha dovuto parcheggiare fuori posto” si aggiunge la zia alla conversazione delirante “E’ di Peppa Pig le piace così tanto!” io sorrido, anche dentro, nel frattempo la mamma apre la portiera e la piccola capisce che deve andare, mi guarda di nuovo, solleva la mano libera e mi dice “ciao”. Ho risposto agitando anche la mano e lei ha continuato a salutarmi da dentro l’auto. Non ho pianto perché sono una donna matura anche se proprio per questo soggetta sempre più a frequenti sbalzi umor-ormonali. Chissà, avrà sentito ne avessi bisogno. Certo non è arrivata ad offrirmi mezzo uovo ma la pace sì me l’ha regalata. Buona Pasqua.
Tag: Milano
Cattivi si nasce. E io modestamente non lo nacqui.
Lo riconosco sono un po’ abitudinaria e per nulla avventurosa, così tutte le sere rientrando dal lavoro faccio la stessa strada e tutte le sere penso “se trovo parcheggio, mi fermo a fare la foto a quel balcone”, “a guardare meglio quei sandali sbirciati in vetrina stamattina"o “a comprare qualche dolcetto in quella pasticceria”. Poco cambia perché tanto di parcheggio a Milano non ce ne è, rassegnamoci. Con grande meraviglia stasera sulla fatidica via del ritorno poco oltre il negozio di interesse trovo parcheggio, blu, regolamentare, io sono di quelli ligi si è capito, faccio solo ciò che è permesso (a parte il contromano del giorno della Vigilia ma quella è un’altra storia). Chiudo e mi incammino verso lo shopping mirato quasi ossessivo del devo-avere-quella-maglietta. Al ritorno mi trovo ‘chiusa’ fra la macchina dietro e un’altra davanti lasciata impunemente di traverso sul passo carraio. Mentre cominciano a gonfiarmisi i capelli controllo che effettivamente io non abbia un varco fra le due per rimettermi in marcia. Inizia così il mio strombazzare inelegante e disarmonico, quando non lo si ha nelle corde infatti non esce per nulla bene. Non ho dovuto aspettare poi molto, al terzo o quarto giro strozzato di clacson si è aperto un portone della milano-bene ed è uscita trafelata una donna, viso gentile, curata senza sfarzo, mi raggiunge veloce, dietro di lei sgambetta una bimba 3-4 anni, cappottino blu, caschetto castano, mollettina sul lato che abbraccia un uovo di pasqua e a chiudere la fila un’arzilla signora della milano-bene giacca rosso corallo, rossetto e tinta dei capelli in pendant. Arrivano all’altezza del mio finestrino, lei si profonde in scuse “Mi sono fermata solo un attimo mi creda per un saluto, lo sapevo che dava fastidio ma la piccola doveva ritirare l’uovo dalla zia…“la interrompo vedendola arrivare “Non mi posso arrabbiare perché c’è una bimba”, nel frattempo si avvicina anche lei attratta forse dai toni e dalla situazione, siamo alla stessa altezza e sempre stringendo il suo uovo, pallida mi guarda. Mi sento un mostro e cercando di far rientrare la tragedia ed evitarle incubi notturni le parlo, “Mi dispiace se ti ho fatto premura ma è colpa di questa città sai? non c’è mai parcheggio neanche per andare a ritirare l’uovo di pasqua, e la tua mamma ha dovuto parcheggiare fuori posto” si aggiunge la zia alla conversazione delirante “E’ di Peppa Pig le piace così tanto!” io sorrido, anche dentro, nel frattempo la mamma apre la portiera e la piccola capisce che deve andare, mi guarda di nuovo, solleva la mano libera e mi dice “ciao”. Ho risposto agitando anche la mano e lei ha continuato a salutarmi da dentro l’auto. Non ho pianto perché sono una donna matura anche se proprio per questo soggetta sempre più a frequenti sbalzi umor-ormonali. Chissà, avrà sentito ne avessi bisogno. Certo non è arrivata ad offrirmi mezzo uovo ma la pace sì me l’ha regalata. Buona Pasqua.
Tag: Parcheggi
Cattivi si nasce. E io modestamente non lo nacqui.
Lo riconosco sono un po’ abitudinaria e per nulla avventurosa, così tutte le sere rientrando dal lavoro faccio la stessa strada e tutte le sere penso “se trovo parcheggio, mi fermo a fare la foto a quel balcone”, “a guardare meglio quei sandali sbirciati in vetrina stamattina"o “a comprare qualche dolcetto in quella pasticceria”. Poco cambia perché tanto di parcheggio a Milano non ce ne è, rassegnamoci. Con grande meraviglia stasera sulla fatidica via del ritorno poco oltre il negozio di interesse trovo parcheggio, blu, regolamentare, io sono di quelli ligi si è capito, faccio solo ciò che è permesso (a parte il contromano del giorno della Vigilia ma quella è un’altra storia). Chiudo e mi incammino verso lo shopping mirato quasi ossessivo del devo-avere-quella-maglietta. Al ritorno mi trovo ‘chiusa’ fra la macchina dietro e un’altra davanti lasciata impunemente di traverso sul passo carraio. Mentre cominciano a gonfiarmisi i capelli controllo che effettivamente io non abbia un varco fra le due per rimettermi in marcia. Inizia così il mio strombazzare inelegante e disarmonico, quando non lo si ha nelle corde infatti non esce per nulla bene. Non ho dovuto aspettare poi molto, al terzo o quarto giro strozzato di clacson si è aperto un portone della milano-bene ed è uscita trafelata una donna, viso gentile, curata senza sfarzo, mi raggiunge veloce, dietro di lei sgambetta una bimba 3-4 anni, cappottino blu, caschetto castano, mollettina sul lato che abbraccia un uovo di pasqua e a chiudere la fila un’arzilla signora della milano-bene giacca rosso corallo, rossetto e tinta dei capelli in pendant. Arrivano all’altezza del mio finestrino, lei si profonde in scuse “Mi sono fermata solo un attimo mi creda per un saluto, lo sapevo che dava fastidio ma la piccola doveva ritirare l’uovo dalla zia…“la interrompo vedendola arrivare “Non mi posso arrabbiare perché c’è una bimba”, nel frattempo si avvicina anche lei attratta forse dai toni e dalla situazione, siamo alla stessa altezza e sempre stringendo il suo uovo, pallida mi guarda. Mi sento un mostro e cercando di far rientrare la tragedia ed evitarle incubi notturni le parlo, “Mi dispiace se ti ho fatto premura ma è colpa di questa città sai? non c’è mai parcheggio neanche per andare a ritirare l’uovo di pasqua, e la tua mamma ha dovuto parcheggiare fuori posto” si aggiunge la zia alla conversazione delirante “E’ di Peppa Pig le piace così tanto!” io sorrido, anche dentro, nel frattempo la mamma apre la portiera e la piccola capisce che deve andare, mi guarda di nuovo, solleva la mano libera e mi dice “ciao”. Ho risposto agitando anche la mano e lei ha continuato a salutarmi da dentro l’auto. Non ho pianto perché sono una donna matura anche se proprio per questo soggetta sempre più a frequenti sbalzi umor-ormonali. Chissà, avrà sentito ne avessi bisogno. Certo non è arrivata ad offrirmi mezzo uovo ma la pace sì me l’ha regalata. Buona Pasqua.
Tag: Pasqua
Cattivi si nasce. E io modestamente non lo nacqui.
Lo riconosco sono un po’ abitudinaria e per nulla avventurosa, così tutte le sere rientrando dal lavoro faccio la stessa strada e tutte le sere penso “se trovo parcheggio, mi fermo a fare la foto a quel balcone”, “a guardare meglio quei sandali sbirciati in vetrina stamattina"o “a comprare qualche dolcetto in quella pasticceria”. Poco cambia perché tanto di parcheggio a Milano non ce ne è, rassegnamoci. Con grande meraviglia stasera sulla fatidica via del ritorno poco oltre il negozio di interesse trovo parcheggio, blu, regolamentare, io sono di quelli ligi si è capito, faccio solo ciò che è permesso (a parte il contromano del giorno della Vigilia ma quella è un’altra storia). Chiudo e mi incammino verso lo shopping mirato quasi ossessivo del devo-avere-quella-maglietta. Al ritorno mi trovo ‘chiusa’ fra la macchina dietro e un’altra davanti lasciata impunemente di traverso sul passo carraio. Mentre cominciano a gonfiarmisi i capelli controllo che effettivamente io non abbia un varco fra le due per rimettermi in marcia. Inizia così il mio strombazzare inelegante e disarmonico, quando non lo si ha nelle corde infatti non esce per nulla bene. Non ho dovuto aspettare poi molto, al terzo o quarto giro strozzato di clacson si è aperto un portone della milano-bene ed è uscita trafelata una donna, viso gentile, curata senza sfarzo, mi raggiunge veloce, dietro di lei sgambetta una bimba 3-4 anni, cappottino blu, caschetto castano, mollettina sul lato che abbraccia un uovo di pasqua e a chiudere la fila un’arzilla signora della milano-bene giacca rosso corallo, rossetto e tinta dei capelli in pendant. Arrivano all’altezza del mio finestrino, lei si profonde in scuse “Mi sono fermata solo un attimo mi creda per un saluto, lo sapevo che dava fastidio ma la piccola doveva ritirare l’uovo dalla zia…“la interrompo vedendola arrivare “Non mi posso arrabbiare perché c’è una bimba”, nel frattempo si avvicina anche lei attratta forse dai toni e dalla situazione, siamo alla stessa altezza e sempre stringendo il suo uovo, pallida mi guarda. Mi sento un mostro e cercando di far rientrare la tragedia ed evitarle incubi notturni le parlo, “Mi dispiace se ti ho fatto premura ma è colpa di questa città sai? non c’è mai parcheggio neanche per andare a ritirare l’uovo di pasqua, e la tua mamma ha dovuto parcheggiare fuori posto” si aggiunge la zia alla conversazione delirante “E’ di Peppa Pig le piace così tanto!” io sorrido, anche dentro, nel frattempo la mamma apre la portiera e la piccola capisce che deve andare, mi guarda di nuovo, solleva la mano libera e mi dice “ciao”. Ho risposto agitando anche la mano e lei ha continuato a salutarmi da dentro l’auto. Non ho pianto perché sono una donna matura anche se proprio per questo soggetta sempre più a frequenti sbalzi umor-ormonali. Chissà, avrà sentito ne avessi bisogno. Certo non è arrivata ad offrirmi mezzo uovo ma la pace sì me l’ha regalata. Buona Pasqua.
Tag: Peppa Pig
Cattivi si nasce. E io modestamente non lo nacqui.
Lo riconosco sono un po’ abitudinaria e per nulla avventurosa, così tutte le sere rientrando dal lavoro faccio la stessa strada e tutte le sere penso “se trovo parcheggio, mi fermo a fare la foto a quel balcone”, “a guardare meglio quei sandali sbirciati in vetrina stamattina"o “a comprare qualche dolcetto in quella pasticceria”. Poco cambia perché tanto di parcheggio a Milano non ce ne è, rassegnamoci. Con grande meraviglia stasera sulla fatidica via del ritorno poco oltre il negozio di interesse trovo parcheggio, blu, regolamentare, io sono di quelli ligi si è capito, faccio solo ciò che è permesso (a parte il contromano del giorno della Vigilia ma quella è un’altra storia). Chiudo e mi incammino verso lo shopping mirato quasi ossessivo del devo-avere-quella-maglietta. Al ritorno mi trovo ‘chiusa’ fra la macchina dietro e un’altra davanti lasciata impunemente di traverso sul passo carraio. Mentre cominciano a gonfiarmisi i capelli controllo che effettivamente io non abbia un varco fra le due per rimettermi in marcia. Inizia così il mio strombazzare inelegante e disarmonico, quando non lo si ha nelle corde infatti non esce per nulla bene. Non ho dovuto aspettare poi molto, al terzo o quarto giro strozzato di clacson si è aperto un portone della milano-bene ed è uscita trafelata una donna, viso gentile, curata senza sfarzo, mi raggiunge veloce, dietro di lei sgambetta una bimba 3-4 anni, cappottino blu, caschetto castano, mollettina sul lato che abbraccia un uovo di pasqua e a chiudere la fila un’arzilla signora della milano-bene giacca rosso corallo, rossetto e tinta dei capelli in pendant. Arrivano all’altezza del mio finestrino, lei si profonde in scuse “Mi sono fermata solo un attimo mi creda per un saluto, lo sapevo che dava fastidio ma la piccola doveva ritirare l’uovo dalla zia…“la interrompo vedendola arrivare “Non mi posso arrabbiare perché c’è una bimba”, nel frattempo si avvicina anche lei attratta forse dai toni e dalla situazione, siamo alla stessa altezza e sempre stringendo il suo uovo, pallida mi guarda. Mi sento un mostro e cercando di far rientrare la tragedia ed evitarle incubi notturni le parlo, “Mi dispiace se ti ho fatto premura ma è colpa di questa città sai? non c’è mai parcheggio neanche per andare a ritirare l’uovo di pasqua, e la tua mamma ha dovuto parcheggiare fuori posto” si aggiunge la zia alla conversazione delirante “E’ di Peppa Pig le piace così tanto!” io sorrido, anche dentro, nel frattempo la mamma apre la portiera e la piccola capisce che deve andare, mi guarda di nuovo, solleva la mano libera e mi dice “ciao”. Ho risposto agitando anche la mano e lei ha continuato a salutarmi da dentro l’auto. Non ho pianto perché sono una donna matura anche se proprio per questo soggetta sempre più a frequenti sbalzi umor-ormonali. Chissà, avrà sentito ne avessi bisogno. Certo non è arrivata ad offrirmi mezzo uovo ma la pace sì me l’ha regalata. Buona Pasqua.